domenica 1 settembre 2013

Ysgramor - un racconto su Skyrim



Ysgramor incrociò le braccia e alzò la testa.
C’era qualcosa di magnifico nella sfera. La sua perfezione, prima di tutto: mai nessun artigiano sarebbe riuscito a riprodurla.
Era un globo, una specie di occhio gigantesco sospeso in aria e pulsante di luce.
Lo sguardo dell’uomo si posò sulla superficie liscia, color del mare, dove apparivano e svanivano disegni di suoni, “segni”, come erano conosciuti fra i mer.
Pure l’oggetto aveva dei rinforzi scuri, simili a strisce di metallo, che seguivano percorsi regolari e bizzarri al tempo stesso.
«Un uomo ci potrebbe entrare benissimo.» commentò Ylgar.
«Guarda quei segni!» fece Yngol.
«Questo è un grande potere…» disse il loro padre, stringendo gli occhi, «un potere che non comprendiamo.»
«Dici che è sventura?» domandò Yngol, girandosi verso Ysgramor.
«È al di là della sventura, figlio.»
«Io non smetterei di costruire la città solo per questa sfera azzurrognola.» commentò Ylgar.
«Non si potrebbe nemmeno a volerlo.» fece Ysgramor, «la nostra gente ha smontato le navi per costruire case: da qui a Capo Hsaarik è tutto portare legna, martellare, erigere muri. No! Si rivolterebbero se gli dicessimo di lasciare Saarthal.»
«Rivoltarsi contro di noi? E da quando siamo i loro capi?» domandò Ylgar.
«Non lo siamo, nessuno l’ha detto, eppure si fidano e rispettano ogni nostra parola, ogni nostro giudizio.»
«Credo tu abbia ragione, padre.» disse Yngol.
«Certo che ho ragione! Ma tuo fratello qui, non lo ammetterà mai.» Ysgramor scoppiò a ridere, fissando il minore dei suoi figli, Ylgar, in tralice.
Poi riprese:
«Questa sfera mi ha dato un’idea.»

«Sarei onorato di sentirla.» disse Yngol.
Ysgramor annuì: «I segni mi ricordano molto quelli dei mer. Ora, i mer hanno un’arma che noi non abbiamo: disegnano i suoni.»
«Ma è una cosa terribile!» protestò il figlio maggiore.
«Non c’è niente di terribile, tutt’altro!» disse il padre.
«Uno di loro ha disegnato il mio nome.» ammise Ylgar. Yngol rabbrividì: «Ora ha un potere su di te…»
«Smettila!» s’intromise Ysgramor, «Il nome di Ylgar verrà ricordato fra molti anni, mentre i nostri si perderanno con la rovina di Saarthal.»
«Padre, la città non è ancora sorta e tu già la vedi in rovina?» obiettò Yngol.
«Sto parlando di qualcosa di più grande di una città, qualcosa di più forte di un’ascia e più veloce di una nave, qualcosa che viaggi e vada dove noi non possiamo.» Ysgramor si perse con lo sguardo dentro la sfera.
«Ricordi i suoni del tuo nome, Ylgar?»
«Sì, padre.»
«Allora usciamo di qui: ho bisogno di sentire l’aria del mare.» disse Ysgramor.
Così volsero le spalle alla sfera e percorsero i cunicoli gocciolanti d’umidità, mentre le loro torce strappavano i ragni al buio e gli skeever al sonno.
«Guardate quella luce lassù nella notte. È Harakk, figli miei.» Ysgramor puntò una stella.
«Alcuni non credevano potessimo vederla dall’altra parte del Mar dei Fantasmi.» commentò Yngol.
Il padre annuì: «I segni dei mer hanno il potere di Harakk e di Darumzu,» disse, «ora guardate! Guarda Ylgar, sulla sabbia…»
Sguainò la spada e tracciò dei segni per terra: «Ora, guarda!» disse, quand’ebbe finito.
Il figlio minore, adagio, disse: «Y-l-gar. Ylgar. È il mio nome!» fece, stupito.
Ysgramor annuì e rinfoderò la spada.
«Non credevo che fosse ancora in me…» commentò il ragazzo.
«Incidi questi segni sulla pietra, figlio, e il tuo nome verrà ricordato anche alla morte delle luci nel cielo!»
«Uhm, delle luci nel cielo non so, ma di Saarthal di sicuro!» commentò Ylgar.
Poi rimasero in silenzio, guardando i fuochi della piccola, buia città.

* * *

«Rharlok?»
Ysgramor scosse la testa e fissò la spiaggia rocciosa di Capo Hsaarik diluirsi con la bruma che veniva dal mare.
Davanti a lui, la creatura, Vyrl, sorrise con gli occhi bianchi.
«Vi attaccheremo, Ysgramor di Atmora: io ho orecchie per sentire. Niente contro di te, anzi, ti considero quel che voi dite “amiaoc”, ma credimi, i mer vi attaccheranno.»
«È “amico”.» disse l’uomo, ridendo per l’imprecisione di Vyrl.
«Siete strani,» disse il mer delle nevi, «la vostra vita si consuma nel giro di pochi cicli e non sapete scrivere, né leggere, eppure avete una grande arma.»
«Quale?» chiese Ysgramor, accigliandosi.
«I figli! Ne fate molti e rapidamente.» Vyrl spalancò le braccia pallide e sorrise, «E avete un desiderio di conoscenza incredibile! Prendi quel ragazzo, quello che mi sta sempre appresso e che vuole apprendere la magia: nessun mer ha una volontà così forte.»
«Effimeri e potenti.» commentò Ysgramor, incrociando le braccia e annuendo.
«Gli altri mer usano “pericolosi” al posto di “potenti”.» disse Vyrl.
«Ed è questa la ragione per cui ci attaccheranno?
“Rharlok non si lascia convincere: dice che abbiamo sempre avuto buoni rapporti con voi e che non bisogna guastarli; Saarthal senza il commercio coi mer è destinata a sparire.
«Rharlok è stupido: Saarthal svanirà se attaccheremo.»
«Io ti ringrazio, ma non posso far altro che parlargli di nuovo e avvertire chi ha intenzione d’ascoltarmi.» replicò l’uomo.
«Credevo fossi una specie di capo…» commentò Vyrl.
«Ce ne sono molti di “specie di capi” fra la mia gente. Diciamo che io sono un po’ più “capo” degli altri, ma se qualcuno come Rharlok si oppone… non mi resta granché da fare.»
Rimasero in silenzio, l’uomo a osservare le forme della nebbia e il mer ad annusare l’aria con le sue narici a taglio.
«Quasi dimenticavo!» fece Vyrl, a un tratto, «Di quel tuo progetto…»
«Vorremmo disegnare i suoni.» dichiarò Ysgramor.
«Scrivere.» fece il mer delle nevi. L’uomo annuì.
Vyrl si lanciò con un salto e atterrò vicino all’amico:
«I segni sono importanti e possono essere incisi sul legno, sulla pietra, sul ferro o disegnati su pelli di capra per esempio.» disse.
«Ogni segno può corrispondere a un singolo suono, privo di significato, come nel nostro caso, oppure, a ciascun segno può corrispondere una parola che esprime un determinato concetto. Ora vieni, andiamo a fare lezione.»
«Sulla spiaggia?» domandò Ysgramor.
Vyrl sorrise: «Certo! È la nostra aula da sempre…»

* * *

«Sveglia!»
La grande mano di Ysgramor scosse il biondo Ylgar. Nella casa, c’era odore di fumo e ombre lunghe danzavano sulle pareti.
«Padre…» il bruno Yngol gettò di lato la coperta e scese dal letto: aveva già indosso l’armatura e impugnava un’ascia da battaglia.
Ysgramor si girò verso il figlio maggiore e annuì, poi continuò a scuotere Ylgar.
«Padre?» il giovane aprì un occhio e sbuffò, guardò l’espressione grave del gigantesco uomo barbuto che sedeva sul suo letto e chiese:
«Attaccano?»
Ysgramor annuì: «Già sento urla e clangore di spade.» disse.
Ylgar annusò l’aria: «E puzza di fumo.» disse, «Stanno incendiando Saarthal!»
Yngol afferrò il suo elmo da battaglia e se lo mise in testa, poi staccò lo scudo dalla parete.
Il fratello saltò giù dal letto e cominciò a infilarsi l’armatura.
La porta si aprì:
«Ysgramor!» un uomo in lacrime, col viso acceso dalla luce e dalle ombre d’una torcia, stava sulla soglia.
L’armatura e il martello di Rharlok erano sporchi di sangue.
«Stanno attaccando!» gemette l’uomo e, scuotendo la testa, chiese: «Perché?»
Poi crollò in avanti, sbattendo violentemente contro l’assito. Dalla nuca sporgeva l’asta di una freccia.
Ysgramor imbracciò lo scudo e sguainò la spada. Ylgar si allacciò una faretra e staccò il suo arco dal muro.
«Usciamo!» disse.
Ysgramor scavalcò Rharlok. Il mondo esterno era fatto di buio, di … era fatto di spade e urla.
Ombre s’accavallavano su ombre.
Urla e sussurri nella lingua dei mer.
Una lancia rimbalzò contro lo scudo di Ysgramor. L’uomo si spostò di lato, alzò e abbassò la spada. Il ferro tagliò la carne bianca del mer e gli strappò un grido.
Dietro di lui, Ylgar scaricò l’arco e incoccò un’altra freccia.
Un mer cadde, stringendosi la gola.
Un altissimo e pallido guerriero sfondò, col proprio cavallo, una casa e ne uscì, appiccandovi il fuoco.
Una donna mer, mulinando due spade, decapitò un uomo.
Yngol corse e impattò con lo scudo contro lo scudo di un nemico. Il fragore fu assordante.
Il figlio di Ysgramor fissò gli occhi del mer, spinse col braccio sinistro e, sfruttando il peso maggiore e i muscoli forti, sbilanciò l’avversario. La sua ascia si alzò e si abbassò, spaccando l’elmo e l’osso etmoidale del mer.
Una freccia vibrò sull’architrave della porta. Ysgramor alzò gli occhi e si riparò dietro lo scudo.
«Sou tam Welkynd!» un urlo in lingua mer, da un cavaliere che impugnava un grande arco.
“È il vostro tramonto, figli del cielo!”
Ysgramor vide la resistenza umana sbaragliata, vide femmine e maschi mer accanirsi sugli uomini e sulle donne di Saarthal.
Molte case erano in fiamme. E colonne di fumo viscido appestavano il buio.
Colui che aveva urlato scivolò di sella: una freccia di Ylgar gli sporgeva dalla fronte.
Una spada colpì l’elmo di Ysgramor. L’uomo ebbe un capogiro e si appoggiò allo stipite; col piede, spinse la donna mer che lo aveva attaccato.
Quella gli sferrò un colpo in diagonale, che Ysgramor parò col taglio della spada. Un altro colpo gli fece vibrare lo scudo e un terzo gli graffiò il pettorale di ferro.
L’uomo si chiuse come una testuggine, colpendo la mer al fianco col bordo dello scudo. Sopra l’orlo di quella protezione, erano visibili i suoi occhi azzurri. Un rivolo di sudore scivolò sotto il paraguance.
La mer lo costrinse a fare due passi indietro e a parare con la spada. Il guanto di ferro gli salvò l’indice e il medio dai morsi del metallo nemico.
La mer diede una sforbiciata con entrambe le spade (Ysgramor alzò lo scudo) e fece una piroetta. La punta di una delle lame tagliò la carne sotto lo zigomo del guerriero e gli provocò un dolore elettrico, improvviso. L’occhio cominciò a lacrimare e un fastidioso prurito gli esplose nel naso.
Ysgramor abbassò la testa e colpì l’elmo della mer; vide un varco nella guardia e affondò la spada.
Il ferro sfondò l’armatura color ebano, penetrando tra due piastre a forma di foglia. La spada trasmise al braccio le vibrazioni convulse del corpo ferito. Sulla bocca della mer apparve uno sbaffo di sangue.
La donna sorrise; gli occhi le rotearono verso l’alto. Ysgramor lasciò cadere quel corpo rigido e caricò un alto mer. Il guerriero nemico parò, alzando l’elsa di taglio al viso, e mettendo la punta in basso, poi aprì una mano e la appoggiò al petto dell’uomo.
Ci fu uno scoppio.
Ysgramor sentì un’ondata di gelo mordergli la carne e una forza invisibile spingerlo a terra.
Un guerriero di Saarthal corse, brandendo un’ascia a due mani: il mer gli scagliò un dardo di gelo e l’uomo cadde.
Ysgramor si rialzò e scosse la testa violentemente.
Vide suo figlio Yngol gettarsi contro il mer. L’ascia del giovane bruno incontrò la spada; il mer gli diede un pugno in faccia aiutandosi con l’elsa e Yngol si sbilanciò, aprendo la guardia.
Ylgar – aveva appena scaricato l’arco – incoccò un’altra freccia e sparò quasi alla cieca. Il mer ebbe un sussulto: la freccia s’era infilata tra le maglie della corazza ed era ferma allo strato di cuoio.
Urlando, un guerriero nemico si gettò addosso a Ylgar. Il giovane parò con l’arco e sferrò un pugno sul fianco al mer. la creatura, cercando di riprendere fiato, fece un passo indietro. Il figlio di Ysgramor gettò l’arco e sguainò la spada.
Il mer tornò all’attacco: le due lame s’incrociarono. Poi Ylgar spinse indietro l’avversario, alzò la spada e l’abbatté in un arco.
Il ferro recise la pelle, le arterie e le ossa. In uno spruzzo di sangue, la testa bianca del mer venne via.
Ovunque attorno a Yngol e al suo avversario danzavano le fiamme.
Il giovane sanguinava da una ferita al braccio: il tricipite destro era squarciato. Yngol parò una raffica di colpi, quindi sferrò un calcio agli stinchi del mer. sbilanciato, l’avversario barcollò e, ruggendo, il guerriero lo abbatté con un colpo di scudo.
Già Ysgramor aveva sentito l’urlo, terribile, farsi strada nella sua testa e ora, ora che no c’erano più nemici attorno, esso risuonò come una tempesta:
«Le navi bruciano!»
«Yngol! Ylgar!» il guerriero chiamò i figli.
«Dobbiamo raggiungere la spiaggia!»
Ylgar annuì e recuperò uno scudo.
«Yngol!» Ysgramor chiamò suo figlio.
«La città brucia, padre…» disse il giovane guerriero scrutando l’orizzonte in fiamme.
«Ne arrivano altri!» urlò il fratello biondo, facendosi sentire sopra il ruggito del fuoco.
«Di là!» Ysgramor indicò un varco tra due case con la spada.
I tre si mossero.
Raggiunsero le case e scivolarono nel passaggio. Videro un’ombra agitarsi nel buio. Ysgramor allargò le braccia e fece fermare i figli.
«Uno dei nostri.» disse. Camminò adagio sino all’uomo. Una lancia lo inchiodava alla parete e gli faceva sgocciolare via la vita dal corpo, piano piano.
Gli occhi dell’uomo fissarono il viso barbuto dell’enorme guerriero; la sua bocca s’aprì e disse:
«Vendetta!»
«Vendetta, fratello!» mormorò Ysgramor, poi il suo sguardo spaziò in cielo:
«Presto!» disse, «Dobbiamo trovare una nave intatta, poi seguiremo le stelle fino ad Atmora.»
«Atmora, casa.» disse Yngol, con nostalgia.
«È questa casa nostra, figlio.» ribatté Ysgramor.
«Andiamo! Li sento! Arrivano!» mormorò Ylgar.
Suo padre lanciò un ultimo sguardo alle fiamme, alle case, a quella città che gli uomini venuti dal mare avevano costruito con la fatica e il legno delle loro navi,
poi rinsaldò la presa sulla spada e fronteggiò il buio.

... continua con Ahzidal

4 commenti:

  1. Se avete giocato a Skyrim avrete sentito parlare di Ysgramor.
    Ysgramor di qua, Ysgramor di là. Nel gioco non lo vedrete mai - non credo, almeno - perché è vissuto cinquemila anni prima dei fatti giocabili in "Skyrim".
    Qui c'è un pezzo della sua storia e della primissima colonia umana su Skyrim, allora popolata solo dai "mer", ovvero, gli elfi.

    Saludos!

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    1. Nel gioco lo vedi, lo vedi.

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    2. Mi fido mi fido ;) è che sono ancora al Bastone di Magnus, figurati!

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  2. Mi sono detto: "Magari con i tre asterischi * * * il testo si legge meglio!"

    :)

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