venerdì 24 agosto 2012

2 - Dov'è Joker?




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Dov'è Joker capitolo 2 by Marcello Nicolini is licensed under a Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported License.
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2
Alfred fece grattare il fondo della Batmobile sull’ultimo tratto della rampa d’uscita, poi s’immise in Rosecrans Street.
Su Pacific Highway Alfred spinse il bottone del turbo. Gli scappamenti della Batmobile eruttarono fiamme, spingendola di colpo a ottantotto miglia orarie.
«Fra poco torniamo indietro nel tempo amico mio!» disse Alfred, sghignazzando.
Il missile nero lucido fu notato all’altezza di Harbor Drive da una pattuglia.
Batman – sul sedile del passeggero – si girò in tempo per vedere una Crown Victoria con le insegne della contea inseguirli a sirene spiegate.

«Cazzo!» disse.
Si girò verso Alfred. Il maggiordomo guidava indossando una maglietta con scritto “V_FF_NC_L_ vuoi comprare una vocale?” e un paio d’occhiali da scii. Sembrava divertirsi un mondo.
«Non puoi andare più piano?» gli chiese Batman.
Alfred non rispose. Aveva un sorriso ebete e schiacciava l’acceleratore a tavoletta.
Dietro, l’auto della polizia guadagnava terreno.
«Fanno segno d’accostare!» disse Batman.
«Va bene capo, accostiamo,» replicò, finalmente, il maggiordomo.
Rallentando, mise la freccia a destra e portò la gigantesca Ford sul ciglio della strada.
L’auto della polizia si fermò dietro di loro a distanza di sicurezza. Dall’interno, uno degli agenti parlava attraverso l’amplificatore integrato nel veicolo.
«Restate in auto e mettete le mani sul volante.» disse.
Alfred si girò verso Kevin con un sorrisetto: «Vieni, metti anche tu le mani sul volante Spike.» disse.
Batman riuscì a trovare la forza di non rispondere.
L’agente di polizia intanto, era sceso dall’auto, imitato dal collega. Entrambi avevano estratto la pistola e la tenevano puntata a terra con entrambe le mani.
Arrivati alle pinne della Batmobile, gli agenti si separarono: uno prese a sinistra, verso lo sportello del conducente, e l’altro andò dalla parte opposta.
Il poliziotto che era andato a sinistra studiò Alfred per un breve attimo. La Batmobile era un’auto scoperta: non c’erano finestrini a impedire all’agente di guardarne gli occupanti.
«Avete violato i limiti di velocità,» disse l’uomo con voce brutale.
«Hey Lenny,» fece il collega, «al posto delle targhe hanno una placca col simbolo di Batman.»
Il primo agente sbuffò: «Non è consentito avere una targa senza numero di registrazione, signori.»
«Sì, lo so … mi dispiace.» disse Kevin.
Alfred sorrise, staccò le mani dal volante e si girò verso il poliziotto: «Ma ce l’abbiamo qui la targa vera!» disse.
L’agente rinsaldò la presa sulla pistola e disse: «Rimetta le mani sul volante!»
Alfred non obbedì e si allungò verso il cassettino del cruscotto.
Batman intuì il pericolo e cercò di fermarlo: «Alfred!»
«Le mani sul volante!» ora la voce del poliziotto tradiva una nota di paura.
«Lenny sta prendendo un’arma.» fece il collega, allontanandosi di un passo.
L’agente vicino ad Alfred indietreggiò alzando la pistola: «Le mani sul volante,» disse, «o sarò costretto ad aprire il fuoco.»
«Senta,» intervenne Batman, «è … è inglese … non capisce un cazzo … »
La testa gli pulsava e il costume lo faceva sudare. Al naso gli arrivò la puzza di Alfred – lui e la doccia avevano litigato – mista all’odore di plastica del costume.
Batman ci vide nero.
Allungò una mano verso il proprio orecchio e toccò il microfono. Il contatto fece attivare l’altoparlante integrato nel costume.
Quando l’Uomo Pipistrello parlò, lo fece con una voce incorporea, ultraterrena.
«Ora basta!» disse.
Con uno scatto, aprì il mantello. Le sue dita sfiorarono la Bat-cintura proprio mentre dalle pistole degli agenti partivano i primi colpi.
L’interruttore sulla cintura mandò un impulso elettrico al mantello, facendo irrigidire le sue fibre e formando uno scudo resistente come Kevlar attorno ad Alfred.
Le pallottole degli agenti si schiacciarono contro il mantello e scivolarono sui sedili dell’auto.
Batman nel frattempo aveva sganciato la cintura di sicurezza e si era preparato al salto.
L’Uomo Pipistrello sfiorò la cintura, lasciando che il mantello tornasse alla consistenza d’un qualsiasi tessuto, poi fece un balzo fuori dall’auto. Un colpo lo prese a bruciapelo all’altezza del torace. Le piastre di Kevlar schiacciarono la pallottola.
Un attimo dopo, le nocche corazzate del guanto di Batman atterravano sulla mascella del poliziotto.
«POW!» disse Alfred, urlando.
Il primo agente cadde a terra. Batman prese un lembo di mantello con la mano e si coprì il volto, poi schiacciò il bottone sulla cintura. La fibra in speciale nylon s’irrigidì mentre il poliziotto premeva il grilletto.
Batman deviò il colpo, quindi superò la Batmobile con una capriola in aria e atterrò sul viso dell’agente. Il tacco in acciaio dello stivale ruppe il naso al poliziotto e lo mandò al tappeto.
«KA-POW!» urlò ancora Alfred, battendo le mani.
Batman si concesse un momento per respirare. Poi guardò gli agenti, entrambi svenuti.
E sentì le sirene della polizia.
Fece il giro dell’auto e mise una mano sulla spalla di Alfred.
«Levati dalle palle.» disse.
Il maggiordomo sganciò la propria cintura e si spostò sull’altro sedile. Kevin si mise alla guida, innestò la marcia e schiacciò a tavoletta.
La Batmobile sgommò buttando fumo dagli pneumatici.
Kevin prese la Martin Luther King Junior Freeway e si diresse a est.
A tutta velocità superò Oak Park, Lemon Grove.
Era sempre la solita storia: prendersi una sbornia gli faceva affinare l’istinto e gli dava coraggio. Il costume, pur con tutta la sua tecnologia, era solo un costume, ma il Kevin che butta giù due sbirri senza problemi veniva fuori dall’alcol.
«Capo è stato bellissimo! È stato grande!» disse Alfred.
«Grande? Noi non diciamo “grande”.» ribatté Batman.
«Non dite neanche “gay” se è per questo.» fece il maggiordomo.
Kevin Kane guardò nello specchietto retrovisore, poi uscì su Lemon Avenue a Casa de Oro-Mount Helix, California.
C’erano due auto della polizia dietro di lui.
Forse avrebbe dovuto farsi prendere. In fin dei conti lui era il Giustiziere Mascherato, non un criminale. Però aveva picchiato due sbirri.
Mentre pensava, l’auto rallentò sino a fermarsi.
Kevin guardò Alfred.
«La benzina!» disse.
«Credevo ce ne fosse Spike. Non s’accende mai la spia della riserva in queste sanguinarie macchine americane.» replicò il maggiordomo.
Batman diede un pugno al volante e fece scattare il clacson.
«“Dannate” Alfred, “dannate”! Piantala di dire “sanguinarie”.» ringhiò.
«“Omosessuale”, “dannate”, “forte” … voi americani parlate strano, Spike.» fece Alfred.
«Ma la benzina non ce l’hai messa?» chiese Batman.
Alfred mise le mani coi palmi all’infuori e disse: «Beh, no!»
«Già e perché avresti dovuto: sei solo il mio maggiordomo!» fece Kevin.
«Già! C’è scritto per caso “pompa di benzina” su questa maglietta?» chiese Alfred.
«No, c’è scritto vaffanculo!» disse Batman.
«Non capisco perché in America non facciate le macchine con la spia della riserva.» commentò il maggiordomo.
«Questa è roba d’epoca, mio caro!» disse Batman. Poi si pinzò la radice del naso con le dita: il mal di testa c’era ancora e con esso, gli sbirri.
«Scendete dall’auto con le mani bene in vista!» gracchiò un altoparlante.
Le auto della contea s’erano fermate dietro di loro e ne erano scesi i poliziotti con le pistole spianate.
A Batman non rimase che slacciarsi la cintura di sicurezza e obbedire.
Alfred ebbe il buonsenso di imitarlo. Si tolse gli occhiali da sciatore ed esibì un gran sorriso.

... continua

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