lunedì 9 giugno 2014

Godbreaker - Luca Tarenzi - recensione





Sarò breve e scriverò in maniera moderatamente caotica. Raga, vi dico questo: io non compro un libro da… boh, saranno due anni sicuri… e coi libri sono diventato mooolto mooolto rompicoglioni, tipo che (eh, il mio italiano!) ne apro uno, leggo due righe, chiudo e dico “minchia che merda” e così via fino a che non esco dalla libreria dicendomi che forse non mi piace più leggere, ecco. Allora che faccio? Rileggo roba che ho in casa o che ha in casa mio padre. Lui, prima di leggere solo prontuari di diritto sindacale (che cominciano ad affascinare pure me) divorava Urania, Fantapocket, libri d’orrore, fanta-erotici, fantascienza, qualcosina di splatter, prime serie di Star Trek in bianco e nero (mi ricordo ancora un alieno a forma di lavatrice… ero molto piccolo). Quindi, rileggo ’sta roba qua. Oppure i libri sbilenchi che mi regala mia sorella, tipo “Il karma della mucca innamorata” o “Armi, acciaio e malattie”. Oppure i libri che mi presta il socio.

Allora, siamo alla fiera della piccola editoria a Milano, sui navigli – raga, gran caldo, ma la miglior fiera, miglior miglior a cui io abbia partecipato e complimenti a Milton Fernandez! – e io, apposta, vengo lì senza nulla da leggere, perché sono disgustato. 

Milton Fernandez!

Mando un messaggio al socio e gli dico di portare lui pour moi, una cosa da leggere, ma una cosa buona. Se ne esce con due libri della biblio: un Urania di Heinlein (non ricordo il titolo) e Godbreaker di Luca Tarenzi. E mi dice: «Leggiti Tarenzi.» porgendomi Godbreaker. Io guardo la copertina e mi dico “seeee, mo’ mi rovino il tempo con un urban fantasy o quello che è” e adocchio Heinlein, ma il socio mi mette in mano Tarenzi. E allora comincio a leggere.

Luca Tarenzi

E dalla prima pagina vado in botta. Liathan (lo so che l’ho scritto male…) è un dio della Terra, ossia un uomo normale che, a un certo punto è entrato in comunione con un dio del cielo. Cioè, il dio in questione è sceso dal cielo ed è rimasto bloccato in questo uomo che al dio ha creduto talmente tanto da essersi immedesimato in lui. Quindi, Liathan è un dio da quattromila anni – se non sbaglio. Ha partecipato a tutte le guerre europee e ora vive ubriacandosi, festeggiando e andando con le ragazzine a Londra. Ha due amici: Naire e Siaghan (pure questi li avrò scritti male) che sono, uno un dio e l’altro un semidio che ha qualche parentela con gli orchi (Siaghan). Vivono anche loro lì a Londra. Beh, fatto sta che, a Capodanno, mentre Liathan è ubriaco e spara minchiate, gli si presenta davanti un ragazzo con giacca di pelle e spada d’argento ricurva. Il ragazzo gli fa il giochino di Sir Gawain e il Cavaliere Verde… dai, quando alla corte di Re Artù arriva un gigante tutto verde (il Cavaliere Verde) e chiede chi abbia il coraggio di decapitarlo e di farsi decapitare – con la stessa spada – a sua volta da lui di lì a un anno. Gawain è l’unico che accetta e decapita il Cavaliere Verde, poi aspetta un anno e… va beh. Qui, stessa cosa: il ragazzo fa a Liathan: «Decapitami, che fra un anno ti decapito.» e Liathan, punto sul vivo (mica avrai paura, eh?) accetta. E i suoi amici gli dicono che ha fatto una stronzata.
Allora, ragazzi, da lì si apre un ventaglio di vicende costruite da dio e raccontate da dio che beve all’osteria fra Londra, Amsterdam e Milano. C’è anche una piccolissima parte a Istanbul e sul Lago Maggiore.
Mi hanno presentato Godbreaker come l’American Gods italiano. È meglio! Meglio! A me, American Gods è piaciucchiato, ma niente di più. Anzi, un po’ di pagine le ho saltate perché mi rompevano i coglioni, vi dirò. Questo l’ho letto tutto nei tre giorni di fiera della piccola editoria. I tipi di Salani hanno fatto un altro colpaccio – vedi Harry Potter – e la domanda sorge spontanea: «Ma come minchia fanno?»

Hery Fotter! All'anima deli mejo... mortacci tua!

Il “nemico” di Liathan è un certo Edwin (il ragazzo con la spada d’argento) che è metà inglese e metà italiano. E, come vi dicevo, c’è una grossissima fetta della storia ambientata a Milano. Dunque: nella nostra mentalità esterofila (anche i più nazionalisti di noi lo sono) inculcataci dalla fine della Guerra (che ci fa dire che le storie fighe non possono essere ambientate in Italia e che, anzi, in Italia ci si ambienta solo robe alla Moccia o film di C. de Sica) una roba fantasy ambientata a Milano... ma dai… perde di verosimiglianza! Sì, magari è carina, ma giusto quello… sì, ma vuoi mettere…
E invece lui ti fa vivere Milano come un palcoscenico fantasy della madonna, ma un palcoscenico serio, verosimile. I personaggi sono così tanto veri che mi piacerebbe chiedere a Tarenzi di conoscerli di persona (personalmente). Cazzo, Liathan mi aspetto di beccarlo la sera quando vado al pub. Ragazzi, sembra di averceli in casa questi qui! Non vi rendete conto! E poi, tutti i personaggi servono lì, anche il più stronzo!
A volte, leggendo, ho pensato che alcune storie avrebbero potuto essere sviluppate di più, come quella di Arioch o quella di Diana. Ma alla fine, no! Va bene così, perché la storia corre, corre, non ti aspetta, e va liscia come un fiume così com’è, senza “allargamenti” su storie secondarie che magari potrebbero “inciccionirla”.
Non ho letto gli altri libri di Tarenzi e non voglio neanche leggerli, perché questo qui è scritto così bene e mi ha lasciato talmente tanta positività nella testa che ho paura di guastarmela. Nel senso: e se gli altri non mi piacessero come Godbreaker? Poi, cazzo, non fa parte di nessuna serie! Non fa parte di alcuna saga! È un libro unico! Sapete che io odio le saghe, le seghe, le trilogie, tetralogie e via dicendo.
Il socio mi ha detto che Tarenzi è laureato in storia delle religioni! E si vede! Nel libro ti snocciola una quantità di sapere preciso come uno sparo con la semplicità con cui un ubriaco di campari col bianco ti racconta una cosa al bar.
Anche la motivazione del cattivo – il suo goal – che a un certo punto mi aveva fatto storcere il naso, s’incastra alla perfezione con ciò che il cattivo è veramente! Il perché il cattivo vuole ciò che vuole è spiegato dalla sua natura stessa!
Non ci sono deus ex machina, non ci sono situazione risolte “a cazzo”. Gli dèi sono dèi, ma hanno poteri ben definiti, attorno a cui si può lavorare. Così le situazioni vengono risolte con regole logiche, come in una partita a scacchi.
Raga, spero che questa mia recensione faccia bene alla carriera di Tarenzi, perché se lo merita. Spero che in tanti la leggiate e che compriate il libro o ve lo facciate prestare. Io – che prima di spendere un euro mi faccio seimila pare – dopo averlo letto dalla biblioteca, andrò a comprarmi Godbreaker.
Ho detto al socio che saranno dieci anni che non leggo un buon libro. È vero. Sì, ho letto libri carini, bei libri, ma uno così è da dieci anni che non mi si para sotto gli occhi. Forse, forse, forse gli si avvicina “Lavoro di notte” di Irwin Shaw ed è di tutt’altro genere. E forse forse (ma meno) “A sangue freddo” di Truman Capote.


E di fantasy? Boh, mi sa “La spada spezzata” di Poul Anderson.
Ma le Converse dei vecchi dèi di Britannia?

Saludos!  

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